Si scrive “comunicazione scientifica”, si legge “solide basi per un futuro di prosperità economica, sociale e lavorativa”

La spada di Damocle che pende sui finanziamenti europei alla ricerca è, a ben guardare, un rischio pericolosissimo per il futuro di tutti i cittadini europei, scienziati e non.
Il presente agio della maggior parte di noi occidentali poggia su dei pilastri ben identificabili: studi scientifici, dapprima astratti e poi applicati, che si sono tradotti in elettricità e computer, tanto per fare due esempi. Non ci sarebbe niente di tutto quello a cui siamo abituati se qualche nostro antenato non fosse stato così curioso da pensare al perché e per come di fenomeni naturali con nomi a volte strani come “teoria campistica dei quanti”. L’esempio che, in quanto fisico e in quanto Italiano, mi piace citare più spesso è quello del CERN e dell’acceleratore LHC ora in funzione sottoterra dalle parti di Ginevra: l’acronimo di questo esperimento si traduce in Italiano con “Grande Collisore di Adroni”, ovvero una specie di pista per l’auto-scontro, dove le “auto” sono minuscole particelle subatomiche appartenenti alla categoria degli adroni … adroni come in “adro-terapia”, una tecnica della moderna medicina usata per curare i tumori profondi in maniera insostituibile. In quale altro modo avremmo potuto scoprire l’esistenza e il comportamento del mondo subatomico senza percorrere la strada che ha portato all’LHC per scoprire e studiare e il Bosone di Higgs?
Questo collegamento è solo un esempio di una connessione tra scienza e benessere che è oscura ai più. Si capisce allora come il problema di un accurato posizionamento della ricerca nelle politiche europee di finanziamento sia in realtà ben più ampio e richieda un’unità di intenti che va ben oltre gli ambiti accademici e i laboratori: riguarda tutti noi e i nostri figli. In un tale contesto la voce che giunge alle orecchie dei nostri rappresentanti politici dovrebbe essere unica e raccogliere molte più persone che non i soli scienziati.
Agli scienziati sta, semmai, il ruolo di guida di questi sforzi unitari: per avere un peso sociale prima che politico bisogna fare fronte comune o, all’inglese, fare lobby. Questo obiettivo si può raggiungere solo se si lavora insieme e se si dialoga con il grande pubblico. E come si conquista il grande pubblico? Parlando la sua lingua, studiando i suoi interessi, incontrandolo là dove si fa trovare, non aspettandolo alla porta d’ingresso della Torre d’Avorio della conoscenza. Occorre adottare una strategia di marketing, sì: marketing, come nelle pubblicità. A cosa si deve infatti il successo di una campagna pubblicitaria se non alla sua capacità di simpatizzare col pubblico, di immedesimarsi in lui, di toccare le sue personali corde emotive, categoria per categoria?
Basta allora con i soli dispacci di stampa! La comunicazione ha i suoi strumenti di funzionamento, la scienza è il prodotto da reclamizzare, in maniera appropriata evidentemente. Ecco allora che non è un’eresia darsi la pena di miscelare il contenuto scientifico con linguaggi non-scientifici e addirittura neanche verbali: il teatro e la danza per esempio; oppure i videogiochi; o ancora i fumetti e la musica rap! La lista potrebbe continuare e citerebbe numerosi sforzi già proposti o in fase di attuazione. Quello che ancora manca, e che secondo me rappresenta il salto di qualità, è l’unità d’intenti: l’unione fa la forza, verrebbe da dire.
C’è un illustre precedente che sostanzia la mia precedente affermazione: la storia del telescopio spaziale Hubble. Nel 2003 era stato “condannato a morte” da Bush junior e l’allora presidente della NASA, tale O’Keefe: niente più manutenzione dello strumento in orbita, i soldi per la necessaria missione dello Shuttle dovevano andare ai piani per portare l’uomo su Marte. La comunità scientifica riuscì a suscitare una tale emozione nella gente comune che  insieme fecero fronte comune (lobby) contro quella decisione, spingendo Bush e O’Keefe a tornare sui loro passi … incredibile! ma vero e ripetibile.
La situazione di oggi, aggravata dalla crisi economica e finanziaria, è insieme un banco di prova e un punto di svolta: se non si affronta in maniera vigorosa il problema della scarsa consapevolezza e dell’inadeguato apprezzamento del grande pubblico nei confronti delle scienze non ci sarà raccolta di firme che tenga.

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