Lascia che ti parli di Einstein … anzi, lascia che te lo balli ;-)

Per spiegare la maggior parte dei fenomeni intorno a noi non serve scomodare Einstein ma basta accontentarsi di Newton. Quando però usiamo un navigatore GPS andiamo a beneficiare di uno dei fenomeni per i quali Einstein serve eccome: si dà il caso infatti che il tempo e lo spazio non siano così ovvi come avremmo continuato a credere fidandoci di Newton, sono bensì dinamici e interconnessi, costituendo un’unica entità: lo spaziotempo. Anche una massa come quella della Terra è sufficiente a deformare questo tessuto spaziotemporale.
In maniera semplificata, la situazione è analoga a ciò che succede quando noi ci sediamo su di un divano: la piega del cuscino è più evidente vicino al punto in cui sediamo e, se mettiamo un oggetto lungo il pendio da noi creato, questo scivola verso di noi, seguendo la curva che abbiamo creato. Questa caduta lungo il pendio del divano è analoga alla caduta degli oggetti che, una volta scivolatici di mano, restano in balia dell’attrazione gravitazionale della Terra: la gravità, capì Einstein, non è altro che il risultato della curvatura dello spazio creata dalla presenza di massa. Essendo spazio e tempo un tessuto deformabile, lo spaziotempo, ne consegue che anche il tempo può essere “deformato”, ovvero scorrere a un ritmo diverso a seconda di dove “sieda” l’osservatore: in particolare, il tempo scorre più lentamente via via che si avvicina ad una massa (non tenere conto di questa differenza renderebbe inutilizzabile il sistema di navigazione satellitare GPS).

Dali_Time_Painting

Quando ero all’Università del Maryland per un periodo di ricerca ho sperimentato un modo nuovo di descrivere alcuni di questi effetti: l’arte, in particolare tramite uno spettacolo di ballo. I due atti della performance si basano rispettivamente su: incontri tra stelle e buchi neri, il primo, spazio, tempo e loro dinamicità, il secondo. Entrambe le situazioni non si verificano in maniera drammatica nel nostro cortile cosmico, il Sistema Solare: mentre da una parte questo è un bene per la tranquilla sopravvivenza dell’umanità, dall’altra fa sì che gli scienziati siano ancora in attesa di inaugurare l’astronomia gravitazionale, uno dei numerosi lasciti del genio di Einstein.

Il primo atto della performance è una gioiosa successione di incontri di diversi oggetti astrofisici, da cui la varietà dei colori dei costumi. Dal canto loro, i veli sono sia artistici che strumentali alla scienza che c’è dietro. Quando due oggetti celesti massicci si incontrano a distanza ravvicinata, producono l’uno sull’altro un effetto del tutto simile alle maree sulla Terra: il lato del nostro pianeta che è più vicino alla Luna si solleva perché è più attratto da quest’ultima, proprio in virtù della sua posizione di prossimità alla sorgente del campo gravitazionale; anche il lato della Terra più lontano dalla Luna si solleva, lui però perché meno attratto. I veli lasciano la libertà di accentuare queste deformazioni che, nel caso riguardino stelle poco compatte, possono deformare la stella fino a disgregarla, dando origine a delle scie di materiale stellare.

Vere

Vere “étoiles”: qui le ballerine compiono evoluzioni ispirate a quelle di stelle compatte e buchi neri, quando questi si incontrano nell’universo. (Copyright Stan Barouh http://stanbarouhphotography.smugmug.com/Theater/University-of-Maryland-School)

L’ultimo degli incontri stellari del primo atto avviene tra due ballerine, il cui moto a spirale è accompagnato da una colonna sonora abbastanza peculiare. Come accennavo poco fa, l’astronomia gravitazionale è un campo d’investigazione ancora in fase di maturazione per mancanza di segnali rilevati: per essere sicuri di distinguere i segnali di interesse dal rumore cosmico e degli strumenti di misura, gli scienziati li simulano per sapere meglio cosa cercare. Quello che si sente mentre le due ballerine compiono evoluzioni, che le portano ad avvicinarsi sempre più, è proprio il segnale tipo dovuto all’avvicinamento e la fusione di due stelle compatte o due buchi neri.

Il secondo atto è del tutto diverso: qui le ballerine descrivono lo sfondo sul quale si verificano i cataclismi cosmici di cui sopra, lo spaziotempo. Si potrebbe dire che, mentre con Newton e la sua mela la scenografia è fissa e statica, con Einstein il palcoscenico partecipa alla narrazione cosmica al pari delle ballerine, pardon, degli astri. Gli effetti di questa nuova narrativa possono suonare folli, come il fatto descritto precedentemente, che il tempo può scorrere a un ritmo diverso a seconda di dove ci si trovi. Questo diverso ritmo del tempo è reso apparente dalla diversa velocità con la quale si muovono le ballerine nel secondo atto. Il tipo di evoluzioni che compiono invece simboleggia un altro ingrediente.

Lo spaziotempo è una membrana deformabile, come quella di un tamburo: alla fine del primo atto abbiamo sentito uno dei possibili suoni di questo particolare tamburo, nel secondo atto si descrive la membrana stessa. I costumi neri e stretch sono stati scelti proprio per rappresentare la neutralità della scenografia cosmica e la sua elasticità. Con questi costumi le ballerine possono enfatizzare allungamenti e torsioni: tali sarebbero gli effetti ai quali un astronauta sarebbe sottoposto se, galleggiando come una boa nello spaziotempo, si ritrovasse troppo vicino a un gorgo come quello di un buco nero.

Ballerine alle prese con la rappresentazione artistica del tessuto spaziotemporale. (Copyright Stan Barouh http://stanbarouhphotography.smugmug.com/Theater/University-of-Maryland-School)

Ballerine alle prese con la rappresentazione artistica del tessuto spaziotemporale. (Copyright Stan Barouh http://stanbarouhphotography.smugmug.com/Theater/University-of-Maryland-School)

Partecipare a questa esperienza è stato per me un regalo: ho potuto assistere da vicino a come il carattere estetico e la ricchezza espressiva tipiche delle arti possano dare una vitalità quasi tangibile a concetti e formule che, sebbene affascinanti per gli esperti del campo, sono spesso visti come aridi e inutili dai non-specialisti. Ritengo che il processo del quale ho fatto parte sia fondamentale per la diffusione della passione per le scienze, prima ancora che delle conoscenze a queste associate. Pertanto è con piacere e orgoglio che chiudo questo post linkando all’articolo della rivista IoDonna dove si fa riferimento a questo mio progetto di comunicazione scientifica.

2 thoughts on “Lascia che ti parli di Einstein … anzi, lascia che te lo balli ;-)

  1. Pingback: SuperQuark 2.0 | Doctor Cinnamon

  2. Pingback: Onde gravitazionali: il fisico Cannella e la divulgazione da 1 milione e mezzo di clic – Ponente News

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out / Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out / Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out / Change )

Google+ photo

You are commenting using your Google+ account. Log Out / Change )

Connecting to %s