Arrivederci, Professore

Ieri, 30 settembre 2015, è scomparso Guido Altarelli, professore di fisica e a lungo ricercatore del CERN. Qui di seguito il mio personalissimo ricordo dello scienziato e dell’uomo.

Il professor Altarelli riceve due dei numerosi riconoscimenti che la sua pioneristica attività di ricerca gli ha meritato (http://cds.cern.ch/journal/CERNBulletin/2012/07/News%20Articles/1421253).

NOOOOOOO
Ecco la prima parola che ho pronunciato leggendo la notizia della sua scomparsa. Era già buio e stavo x lasciare il mio ufficio qui al Politecnico di Losanna. Ora lavoro qui, Professore, dove l’ho incontrata per la prima volta: lei ci ha tenuto il corso di Fisica oltre il Modello Standard durante il mio dottorato all’Università di Ginevra. Quello non era il mio campo e temevo che non avrei capito molto ma mi dissi che Guido Altarelli andava sentito almeno una volta nella vita di un fisico teorico come aspiravo ad essere. Con l’impazienza di incontrare per la prima volta un gigante mio connazionale e “collega”, venni alla sua prima lezione. Rimasi sorpreso di scoprire che lei era un gigante anche nel senso letterale del termine; ciononostante la trovai subito simpatico e alla mano, forse anche grazie a quell’accento romano che condividiamo nel parlare Inglese e Francese. Quello che mi stupì di più però furono i suoi occhi, anzi lo sguardo.
Se non ricordo male lei era appena andato in pensione dal CERN oppure stava per andarci. Eppure i suoi occhi erano ancora pieni di passione e curiosità per quella materia per la quale anche io come lei ho fatto una scelta di vita personale oltreché professionale. In questo credo fossimo veramente colleghi. Al corso lei ci spiegava i misteri del curioso mondo microscopico con la stessa vitalità e partecipazione con la quale un bambino racconta i giochi fatti all’asilo: c’è lui in quei giochi, non li ha “fatti”, li ha vissuti. Così lei, che ha inaugurato linee di ricerca che hanno fatto scuola e porteranno per sempre il suo nome. In questi giorni me le riguarderò cercando di capirle meglio e, come me, spero anche altri nostri connazionali.
Lascerò ad altri fisici spiegare i motivi tecnici per i quali lei era un motivo di orgoglio nazionale. Io mi limiterò a citare il fatto che mi sarebbe piaciuto che me li raccontasse lei di persona: era infatti un mio grande desiderio intervistarla, proprio per cercare insieme a lei di raccontare una storia che spiegasse a chi mi legge quali sono le scoperte con il suo nome, a che sono servite e come è stata l’avventura umana che ha portato a scalare quelle vette.
Ora sarà la stanchezza di fine giornata o la confusione dei tristi pensieri ma non ricordo se gliela feci questa proposta. Guarderò più tardi tra le mie email, dove cercherò elementi in più per vivere appieno la nostalgia della sua scomparsa. So però per certo che ci troverò un nostro scambio riguardo ai diagrammi di Feynman: io stavo scrivendo un articolo che ne parlasse in termini visivi, quasi artistici, come di uno strumento che ha potuto facilitare le ricerche sfociate nella scoperta del bosone di Higgs in quanto nuovo dizionario della comunicazione tra fisici. Lei non fu esattamente entusiasta di questo mio taglio: forse le scrissi a uno stadio troppo prematuro perché l’idea, sicuramente non convenzionale, potesse essere valutata nella sua pienezza. Ad ogni modo feci tesoro dei chiarimenti che lei volle fornirmi: ne ho tratto spunto per un progetto successivo che andava più nella direzione del rigore da lei preferita. La collaborazione che avevo messo in piedi per questo progetto si è interrotta per cui non è ancora concluso. Mai dire mai però: quando lo riprenderò sono sicuro che lei saprà ispirarmi ulteriormente, anche se purtroppo stavolta non sarà di persona.
Arrivederci, Professore!

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