Neanche Hawking

Neanche Hawking sa che cosa c’è
dietro a quel punto che più nero non ce n’è;
può sudare, lui ha pensato
ma lì non si è fermato.
 
Un amico suo ha capito,
e si è anche divertito,
che se un libro è un buco nero
allora è proprio strano per davvero:
le sue storie variegate
sono tutte condensate
non sulle pagine all’interno

ma sulla copertina che è all’esterno.bla

Basta il nome “buco nero”
a indicare che è un mistero:
che succede se ci cado, dov’è che me ne vado?
Divento un fuoco d’artificio
o uno spaghetto come al pastificio?
 
E se ci verso una tazza di tè, di lei che ne è?
Il liquido è assorbito ma il calore è sparito?
E se fosse latte freddo la sua colazione?
Che ne sarebbe di quest’informazione?
 
Tante cose noi sappiamo,
molte più ne ricerchiamo;
la spinta è la curiosità
la compagna la creatività.

SuperQuark 2.0

Ieri sera è ricominciato SuperQuark o, per lo meno, questa è stata la prima puntata che ho visto della nuova stagione: vivendo all’estero seguo la nostra tv poco e da lontano.

Confesso che mi sono un po’ annoiato. Per carità, i servizi sono ben fatti e trattano temi abbastanza interessanti ma tutto mi sembra uguale a quando ho cominciato a seguire la trasmissione da bambino trent’anni fa (30!). Squadra vincente non si cambia? Sicuramente ma non posso fare a meno di ricordare un’intervista che Paolo Bonolis rilasciò al Corriere della Sera poco prima del Natale 2012. Alla fatidica domanda su quale fosse il suo sogno nel cassetto, Bonolis rispose qualcosa del tipo: “mi piacerebbe realizzare una versione di SuperQuark tagliata sui giovani: io ci sono cresciuto con questa trasmissione ma è forse giunto il momento di farne una specifica per un pubblico diverso”.

Già me lo sognavo: un programma dove la verve di Bonolis facesse da catalizzatore per portare ai giovani il messaggio e l’esempio che la scienza non è affatto noiosa né fatta solo di numeri e formule; quelli ci sono, nessuno lo discute, ma hanno lo stesso ruolo delle note in musica: sono uno strumento non l’essenza. Provai a contattare Paolo Bonolis per discutere di questa sua idea che combaciava perfettamente con la mia passione e competenza. Ero appena tornato dal mio biennio lavorativo in USA, diviso tra ricerca e divulgazione. Avevo osservato e imparato tanto, il che mi aveva permesso di sviluppare anche delle idee mie originali. Condivido qui oggi queste mie idee, ipotizzando una collaborazione tra Bonolis come conduttore a 360 gradi e me come referente scientifico.

M’immagino, ad esempio, di presentare e discutere in studio il video di uno spettacolo di ballo sui buchi neri, interpretato da studentesse della facoltà d’arte di una università americana e da me curato quando ero lì come ricercatore. Oppure di ascoltare e commentare insieme al pubblico i suoni dell’universo: dal respiro delle stelle all’osservazione del bosone di Higgs molti dati scientifici sono stati trasposti in chiave musicale anche rock, per non parlare di rapper americani che insegnano nelle scuole come scrivere rime di scienza. Ancora, c’è chi s’ispira alle meraviglie del cosmo per cucinare o disegnare abiti di moda, anche per le firme di grido. Da ultimo, si può ritrovare l’ordine della natura e la bellezza della matematica in murales e opere d’arte come la Notte Stellata di Van Gogh.

Tutti questi esempi servono da spunto per avvicinare l’ascoltatore all’emozione delle scienze, prima che al loro rigore: quest’ultimo, infatti, è perlopiù motivo di paura e allontanamento da parte del pubblico di non esperti. Invece, scoprendo l’aspetto emotivo delle scienze si possono instillare passioni impensate. Così è successo a me quando ero adolescente: i racconti di una mia cugina laureanda in fisica mi hanno sedotto verso quella che sarebbe diventata la mia scelta di vita oltreché di carriera. Sulla base di questa mia esperienza mi piacerebbe vedere usata la tv per proporre ai giovani di oggi una scienza alla loro portata e vicina al loro sentire, affinché la nascita di una passione si trasformi in un’opportunità educativa e formativa della loro persona.

Si scrive “comunicazione scientifica”, si legge “solide basi per un futuro di prosperità economica, sociale e lavorativa”

La spada di Damocle che pende sui finanziamenti europei alla ricerca è, a ben guardare, un rischio pericolosissimo per il futuro di tutti i cittadini europei, scienziati e non.
Il presente agio della maggior parte di noi occidentali poggia su dei pilastri ben identificabili: studi scientifici, dapprima astratti e poi applicati, che si sono tradotti in elettricità e computer, tanto per fare due esempi. Non ci sarebbe niente di tutto quello a cui siamo abituati se qualche nostro antenato non fosse stato così curioso da pensare al perché e per come di fenomeni naturali con nomi a volte strani come “teoria campistica dei quanti”. L’esempio che, in quanto fisico e in quanto Italiano, mi piace citare più spesso è quello del CERN e dell’acceleratore LHC ora in funzione sottoterra dalle parti di Ginevra: l’acronimo di questo esperimento si traduce in Italiano con “Grande Collisore di Adroni”, ovvero una specie di pista per l’auto-scontro, dove le “auto” sono minuscole particelle subatomiche appartenenti alla categoria degli adroni … adroni come in “adro-terapia”, una tecnica della moderna medicina usata per curare i tumori profondi in maniera insostituibile. In quale altro modo avremmo potuto scoprire l’esistenza e il comportamento del mondo subatomico senza percorrere la strada che ha portato all’LHC per scoprire e studiare e il Bosone di Higgs?
Questo collegamento è solo un esempio di una connessione tra scienza e benessere che è oscura ai più. Si capisce allora come il problema di un accurato posizionamento della ricerca nelle politiche europee di finanziamento sia in realtà ben più ampio e richieda un’unità di intenti che va ben oltre gli ambiti accademici e i laboratori: riguarda tutti noi e i nostri figli. In un tale contesto la voce che giunge alle orecchie dei nostri rappresentanti politici dovrebbe essere unica e raccogliere molte più persone che non i soli scienziati.
Agli scienziati sta, semmai, il ruolo di guida di questi sforzi unitari: per avere un peso sociale prima che politico bisogna fare fronte comune o, all’inglese, fare lobby. Questo obiettivo si può raggiungere solo se si lavora insieme e se si dialoga con il grande pubblico. E come si conquista il grande pubblico? Parlando la sua lingua, studiando i suoi interessi, incontrandolo là dove si fa trovare, non aspettandolo alla porta d’ingresso della Torre d’Avorio della conoscenza. Occorre adottare una strategia di marketing, sì: marketing, come nelle pubblicità. A cosa si deve infatti il successo di una campagna pubblicitaria se non alla sua capacità di simpatizzare col pubblico, di immedesimarsi in lui, di toccare le sue personali corde emotive, categoria per categoria?
Basta allora con i soli dispacci di stampa! La comunicazione ha i suoi strumenti di funzionamento, la scienza è il prodotto da reclamizzare, in maniera appropriata evidentemente. Ecco allora che non è un’eresia darsi la pena di miscelare il contenuto scientifico con linguaggi non-scientifici e addirittura neanche verbali: il teatro e la danza per esempio; oppure i videogiochi; o ancora i fumetti e la musica rap! La lista potrebbe continuare e citerebbe numerosi sforzi già proposti o in fase di attuazione. Quello che ancora manca, e che secondo me rappresenta il salto di qualità, è l’unità d’intenti: l’unione fa la forza, verrebbe da dire.
C’è un illustre precedente che sostanzia la mia precedente affermazione: la storia del telescopio spaziale Hubble. Nel 2003 era stato “condannato a morte” da Bush junior e l’allora presidente della NASA, tale O’Keefe: niente più manutenzione dello strumento in orbita, i soldi per la necessaria missione dello Shuttle dovevano andare ai piani per portare l’uomo su Marte. La comunità scientifica riuscì a suscitare una tale emozione nella gente comune che  insieme fecero fronte comune (lobby) contro quella decisione, spingendo Bush e O’Keefe a tornare sui loro passi … incredibile! ma vero e ripetibile.
La situazione di oggi, aggravata dalla crisi economica e finanziaria, è insieme un banco di prova e un punto di svolta: se non si affronta in maniera vigorosa il problema della scarsa consapevolezza e dell’inadeguato apprezzamento del grande pubblico nei confronti delle scienze non ci sarà raccolta di firme che tenga.