Onde gravitazionali e scimmie parlanti

<< C’era una scimmia … è stata seduta sulle mie spalle per 40 anni. E mi sussurrava all’orecchio:

“Che cavolo ne sai che funzionerà? Ti sei portato appresso un sacco di gente … pensa se non dovesse funzionare mai!”

Adesso se n’è andata … all’improvviso.
Ora mi sento leggero. >>

Così parlava l’altro giorno in un’intervista Rainer Weiss, padre dell’esperimento LIGO che ha rilevato le onde gravitazionali per la prima volta nella storia dell’umanità. Il Professor Weiss ha scritto l’articolo in cui dava corpo al concetto di LIGO nel 1972, quarantaquattro anni fa … 44!

Ora ci dice che durante tutto questo tempo ha sofferto e dubitato come facciamo noi nella nostra quotidianità … lui, che probabilmente a ottobre vincerà il Nobel per la Fisica, ha uno spirito che vibra sulle nostre stesse corde, di dubbio e timore di non farcela …

Grazie, Rai, per aver avuto il coraggio di aprire il tuo cuore! Grazie per esserti rivelato così … umano.

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La pizzica dei buchi neri

Scoperte le onde gravitazionali!
“Quali, quelle di Goldrake?”
“No, quelle di Einstein!”

Lo scienziato spettinato ha capito che lo spazio e il tempo non sono spettatori passivi di eventi che accadono sulla loro scena: sono essi stessi attori e coprotagonisti! La materia e l’energia fanno curvare lo spazio-tempo il quale, così deformato, indica il cammino che materia ed energia seguono nel navigare il mare del cosmo.

Più che un cammino, è una danza. Come discutevo con mia cugina, i buchi neri ballano la pizzica! oppure il minuetto … e, come loro, anche delle stelle così dense e compatte che ne fai entrare una al centro di Roma (o di New York, come nell’immagine qua sotto).

Neutron_Star_vs_Manhattan

“Che ce frega?”

diranno alcuni. “Lasciamo tranquillo Einstein ché tanto ormai c’ha poco da ballare nella tomba”. Il fatto è che, quando ci raggiunge sulla Terra, un’onda gravitazionale è infinitesima e, per essere sicuri di averne udita l’eco, bisogna avere un modello il più preciso possibile del segnale atteso, in modo da distinguere questo sussurro cosmico dai rumori di fondo. Questo si può fare solo con l’ausilio di computer super potenti e messi insieme a gruppi perché, anche qui, l’unione fa la forza. La necessità di dotarsi di strumenti di calcolo adeguati cominciò già negli anni ’60 e fu poi ripresa negli ’80, dando così la spinta allo sviluppo e dei supercomputer e dei programmi che ci girano sopra. Oggi lo diamo per scontato ma il primo browser per internet è nato in questo contesto e le simulazioni al computer su larga scala sono cruciali per prevedere il meteo e il clima, ad esempio, oppure studiare la fattibilità di certe molecole per la medicina e l’industria.

Ora che sei convinto che bisogna ringraziare Einstein e chi, come lui, passa il tempo a indagare la natura dell’Universo, goditi l’animazione che ho prodotto insieme a due collaboratori fichissimi per condividere con te di cosa si parlerà da oggi in poi in fisica e astronomia.

Einstein_At_Home

Anche tu puoi contribuire a questa impresa

Basta che ti scarichi lo screen-saver Einstein@Home che impiega la potenza di calcolo inutilizzata del tuo computer per cercare nei dati un segnale potenzialmente proveniente da una stella di neutroni. Vai col surf allora!